Le prime pagine dei principali quotidiani sportivi, italiani e stranieri, di martedì 7 giugno 2016.
«Non fidarti di chi dice che è solo un gioco. Il gioco, come sanno bene i bambini, è una cosa seria, molto seria. E il calcio lo è in modo particolare. Non perché muove miliardi, ma perchè muove le passioni». da "La palla è rotonda" di Aldo Maria Valli
Obiettivo calcio
martedì 7 giugno 2016
lunedì 6 giugno 2016
Final Eight Primavera - Roma campione d'Italia, la Juve si arrende ai rigori
Roma-Juventus 1-1, 7-6 dopo i calci di rigore
ROMA (4-3-2-1): Crisanto - De Santis, Capradossi, Marchizza, Anocic - D'Urso (15' sts Grossi), Machin, Vasco - Ndoj (43' st Spinozzi), Di Livio (11' sts Bordion) - Ponce. All. De Rossi
JUVENTUS (4-3-3): Audero - Lirola, Romagna, Blanco Moreno, Zappa - Macek (13' sts Di Massimo), Touré (20' sts Didiba), Cassata - Kastanos, Favilli, Pozzebon (5' pts Vadalà). All. Grosso
Arbitro: Amoroso di Paola.
Reti: 36' pt Kastanos (J) rig.; 2' st Ponce.
Rigori: Lirola (J) gol, Ponce (R) gol, Vadalà (J) parato, Vasco (R) gol, Cassata (J) gol, Spinozzi (R) gol, Kastanos (J) gol, Capradossi (R) gol, Di Massimo (J) gol, Marchizza (R) fuori, Zappa (J) gol, Bordin (R) gol, Favilli (J) parato, Grossi (R) gol.
Ammoniti: Touré, Ndoj, Spinozzi, Zappa.
Spettatori: 5.000.
La conferma che il lavoro sui giovani paga. Alla Roma lo considerano da anni un investimento "sicuro", dal rendimento garantito. Non un costo. E neppure una scommessa. Certo occorrono fiuto, pazienza, continuità e predisposizione al sacrificio. Perché i risultati si raccolgono strada facendo, nel tempo. Alberto De Rossi, decano degli allenatori Primavera, lo sa bene. E questo spiega i tre scudetti vinti dalla sua Roma negli ultimi dodici anni (2005, 2011, 2016). Semina costante e raccolto che, annata più annata meno, si mostra rigoglioso. L'ultimo parla di un gruppo che unisce in dosi perfette talento e caparbietà. Non si spiegherebbero altrimenti i due successi ai rigori ottenuti contro l'Inter in semifinale e la Juventus nella sfida che ha assegnato il tricolore, avversarie che alla vigilia godevano (di un niente, per la verità) dei favori del pronostico, ma che poi hanno dovuto arrendersi (d'accordo, questione di sfumature quando si va dal dischetto) al chirurgico lavoro ai fianchi dei giallorossi, mirabilmente guidati dalla panchina con scelte che hanno saputo sopperire ad assenze sfortunate (vedi la rottura al crociato che ha messo ko Nura) o sciaguratamente cercate (ovvio il riferimento alle squalifiche di Sadiq e Tumminello, protagonisti di episodi inqualificabili sui quali, con serenità ed evitando inutili punizioni "a effetto", bisognerà riflettere insieme ai due ragazzi, per il bene loro e di tutto il vivaio). Finale che poteva decidersi già nei tempi regolamenti (annullata a Spinozzi una rete regolare) e che alla fine ha comunque premiato la squadra più completa, più organizzata, più cinica, fors'anche più affamata. Onore alla Juventus di Grosso, magari non brillantissima come in altre occasioni, ma giustificata da una stagione assai logorante che l'ha vista protagonista su tutti i fronti: dalla Viareggio Cup, vinta, alla Coppa Italia e al campionato, obiettivi sfumati solo in finale, per un triplete che avrebbe consegnato i bianconeri alla storia.
IL MEGLIO E IL PEGGIO
Con tre partite nelle gambe in una settimana, per di più a fine corsa, non ci si poteva certo aspettare qualità e lucidità. La pagella non può non tenerne conto. Sugli scudi i due portieri, Crisanto (Roma) e Audero (Juventus): decisivo il giallorosso con i due penalty parati a Vadalà e Favilli, provvidenziale il bianconero con alcuni interventi prodigiosi che hanno prolungato la contesa. Ponce (votato migliori giocatore di questa Final Eight), unico vero terminale offensivo della Roma, si è battuto come un leone: se troverà continuità, evitando come talvolta gli succede di nascondersi nelle pieghe della partita (ecco perché l'argentino non è ancora entrato nelle mie personalissime corde), farà tanta strada. Vasco, Machin e D'Urso sono stati "pensati" per giocare insieme: quello che manca a uno, sa garantirlo l'altro e questo spiega il perfetto equilibrio della Roma in mediana. Capradossi e Romagna sono centrali difensivi di sicuro avvenire: una leggera preferenza per lo juventino, disinvolto ed elegante anche nell'impostazione, senza tuttavia scartare a priori la grinta e la feroce applicazione in marcatura del romanista. Ecco, osservi questi due ragazzi di scuola italiana e ti chiedi il senso di un investimento come quello fatto dalla Juventus su Blanco Moreno: siamo davvero sicuri di non avere già in casa giocatori di questo livello, se non addirittura migliori? Otto pieno a entrambi gli allenatori: De Rossi, non abbiamo dubbi, continuerà a zappare l'orto sotto il Cupolone, mentre Grosso (grazie alla supervisione tecnica di Lippi) potrebbe ora entrare nel giro delle Nazionali azzurre. In bocca al lupo a entrambi.
Nelle foto, dall'alto, la premazione della Roma, l'allenatore giallorosso Alberto De Rossi e l'undici iniziale sceso in campo nella finale di Reggio Emilia.
giovedì 2 giugno 2016
Final Eight Primavera - Juve d'autorità nel derby, è finale con la Roma
Juventus-Torino 1-0
JUVENTUS (4-3-1-2): Audero - Lirola, Romagnoli, Blanco Moreno, Zappa - Macek, Touré, Cassata - Kastanos (40' st Didiba) - Favilli, Pozzebon (32' st Vadalà). All. Grosso
TORINO (4-3-3): Zaccagno - Carissoni Mantovani, Freidenlieb, Procopio - Segre (33' st Berardi), Osei, Piccoli - Edera (33' st Traoré), Tobaldo (28' st Debeljuh), Candellone. All. Longo
Arbitro: Guccini di Albano Laziale.
Rete: 26' pt Pozzebon.
Ammoniti: Osei, Cassata, Touré, Vadalà, Favilli.
Spettatori: 2.000.
Primo tempo perfetto, per scelte e tempi di giocata, sfociato poco prima della mezz'ora nel gol di Pozzebon, bravo a girare di destro nel cuore dell'area dopo repentino cambio di campo che ha fatto girare la testa alla difesa del Toro. Poi una Juventus che è andata via di controllo, gestendo con autorità e portando a casa il risultato senza eccessivi patemi: sabato sera, sempre allo stadio Mapei di Reggio Emilia, i bianconeri di Grosso contenderanno la scudetto alla Roma di Alberto De Rossi. Una "classica", a livello Primavera. Quasi sempre di alto contenuto tecnico. Moreno Longo (prossimo allenatore della Pro Vercelli in B? Così dicono i rumors di mercato, anche se il tecnico a fine gara non si è sbilanciato) chiude con qualche rimpianto un ciclo importante: con lui il Torino, campione uscente, è arrivato per due stagioni di seguito in finale e quest'anno si è arreso soltanto in semifinale, pagando forse l'atteggiamento fin troppo guardingo, al limite del remissivo, della prima frazione di gioco. Resta però un percorso che ha ridato prestigio a un vivaio di eccellenza come quello granata, riemerso dal buio grazie all'impulso dettato dalla gestione Cairo.
IL MEGLIO E IL PEGGIO
La forza della Juventus non si discute ed è nei numeri di un'annata fantastica che, dopo il successo alla Viareggio Cup e la Coppa Italia persa contro l'Inter, parla della terza finale raggiunta. Perfetti, nel derby, gli automatismi nelle due catene laterali composte a destra da Lirola e Macek e a sinistra da Zappa e Cassata (attenzione a questo esterno offensivo cresciuto nell'Empoli). Nel Torino, prova di grande sostanza in mezzo al campo da parte di Osei, mentre il lato destro della difesa (Carissoni-Mantovani), specie sugli inserimenti aerei, ha concesso qualche pallone di troppo.
Nelle foto, dall'alto, Pozzebon e Osei.
JUVENTUS (4-3-1-2): Audero - Lirola, Romagnoli, Blanco Moreno, Zappa - Macek, Touré, Cassata - Kastanos (40' st Didiba) - Favilli, Pozzebon (32' st Vadalà). All. Grosso
TORINO (4-3-3): Zaccagno - Carissoni Mantovani, Freidenlieb, Procopio - Segre (33' st Berardi), Osei, Piccoli - Edera (33' st Traoré), Tobaldo (28' st Debeljuh), Candellone. All. Longo
Arbitro: Guccini di Albano Laziale.
Rete: 26' pt Pozzebon.
Ammoniti: Osei, Cassata, Touré, Vadalà, Favilli.
Spettatori: 2.000.
Primo tempo perfetto, per scelte e tempi di giocata, sfociato poco prima della mezz'ora nel gol di Pozzebon, bravo a girare di destro nel cuore dell'area dopo repentino cambio di campo che ha fatto girare la testa alla difesa del Toro. Poi una Juventus che è andata via di controllo, gestendo con autorità e portando a casa il risultato senza eccessivi patemi: sabato sera, sempre allo stadio Mapei di Reggio Emilia, i bianconeri di Grosso contenderanno la scudetto alla Roma di Alberto De Rossi. Una "classica", a livello Primavera. Quasi sempre di alto contenuto tecnico. Moreno Longo (prossimo allenatore della Pro Vercelli in B? Così dicono i rumors di mercato, anche se il tecnico a fine gara non si è sbilanciato) chiude con qualche rimpianto un ciclo importante: con lui il Torino, campione uscente, è arrivato per due stagioni di seguito in finale e quest'anno si è arreso soltanto in semifinale, pagando forse l'atteggiamento fin troppo guardingo, al limite del remissivo, della prima frazione di gioco. Resta però un percorso che ha ridato prestigio a un vivaio di eccellenza come quello granata, riemerso dal buio grazie all'impulso dettato dalla gestione Cairo.
IL MEGLIO E IL PEGGIO
La forza della Juventus non si discute ed è nei numeri di un'annata fantastica che, dopo il successo alla Viareggio Cup e la Coppa Italia persa contro l'Inter, parla della terza finale raggiunta. Perfetti, nel derby, gli automatismi nelle due catene laterali composte a destra da Lirola e Macek e a sinistra da Zappa e Cassata (attenzione a questo esterno offensivo cresciuto nell'Empoli). Nel Torino, prova di grande sostanza in mezzo al campo da parte di Osei, mentre il lato destro della difesa (Carissoni-Mantovani), specie sugli inserimenti aerei, ha concesso qualche pallone di troppo.
Nelle foto, dall'alto, Pozzebon e Osei.
mercoledì 1 giugno 2016
Final Eight Primavera - Roma in finale dopo i rigori. Inter a testa alta, follia Tumminello
Inter-Roma 3-3, 8-9 dopo i calci di rigore
INTER (4-4-1-1): Radu - Gyamfi, Gravillon, Popa, Miangue (35' st Pinamonti) - Zonta (15' st Bakayoko), Bonetto, De Micheli, Baldini - Kouame (30' st Correia) - Manaj. All. Vecchi
ROMA (4-3-1-2): Crisanto - De Santis (36' st Paolelli), Capradossi, Marchizza, Anocic - Machin, Vasco, D'Urso - Di Livio (40' st Ndoj) - Ponce, Tumminello (31' st Spinozzi).
Arbitro: Piscopo di Imperia.
Reti: 23' pt Baldini (I), 39' Tumminello (R); 5' st Tumminello (R), 46' Manaj (I) rig.; 1' pts Manaj (I); 3' sts Ponce (R).
Rigori: Ponce (R) gol, Manaj (I) gol, Vasco (R) gol, Pinamonti (I) gol, Spinozzi (R) gol, Correia (I) gol, Capradossi (R) gol, Gyamfi (I) gol, Marchizza (R) gol, Bakayoko (I) gol, Machin (R) gol, Baldini (I) parato.
Ammoniti: Ponce, Radu, Manaj.
Espulso: 15' sts Tumminello dalla panchina per proteste e comportamenbto violento nei confronti dell'arbitro.
Spettatori: 2.000.
Di fatto, una finale anticipata. E come tale giocata, con girandola di emozioni che ha spezzato l'equilibrio soltanto al dodicesimo rigore (incertezza di Baldini nella rincorsa, sfociata in una debole "telefonata"a cui Crisanto ha risposto da par suo) della serie decisiva. Merita la Roma (guidata da Alberto De Rossi che va alla caccia del suo terzo scudetto in categoria), meritava l'Inter. Partite come queste non hanno una spiegazione logica. Troppo importante la posta palio e troppo grande la pressione psicologica su entrambe le squadre. Peso che in dirittura qualcuno non ha retto. E comunque verdetto tutto sommato giusto, se è vero che la Roma si era vista sfuggire una prima volta l'obiettivo a pochi secondi dal termine dei tempi regolamentari, punita da un Manaj a lungo sornione, ma che poi ha rischiato di diventare decisivo nel suo improvviso risveglio, segno di una maturità raggiunta che pensiamo gli possa far fare strada nel professionismo. Bravo Vecchi, a un certo punto, a giocarsi la carta del tutto per tutto con un assetto spregiudicato, magari anche riconoscendo di essere stato all'inizio fin troppo abbottonato, forse impensierito dalla qualità e dalla quadratura tattica di un centrocampo giallorosso davvero difficile da inquadrare e affrontare.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Protagonista nel bene e nel male Marco Tumminello, classe 1999, attaccante della Roma, ragazzone di un metro e 85 che con la sua doppietta pareva aver messo in ghiasccio il successo della Roma, lasciando traccia sulla gara molto di più del compagno di reparto Ponce, morbido inno all'estetica che fino ai supplementari ha giocato a nascondino, salvo poi firmare il provvidenziale 3-3 e insaccare in sciolteza il rigore (affatto facile psicologicamente) che ha aperto la lotteria finale. Una volta sostituito Tumminello ha però commesso una sciocchezza imperdonabile, che non trova giustificazione neppure nell'enorme tensione accumulata: a pochi secondi dal termine dei supplementari ha protestato in modo scomposto e dalla panchina si è scagliato contro l'arbitro accennando addirittura a colpirlo con una testata. Rosso inevitabile lunga squalifica in arrivo e tempestiva sospensione decretata dalla società giallorossa. Con la speranza che, sbagliando, il ragazzo abbia imparato la lezione.
Nelle foto, dall'alto, la gioia della Roma a fine gara e lo scontro fisico fra Tumminello e l'arbitro Piscopo.
martedì 31 maggio 2016
Cultura della sconfitta - La bella lezione di Chaves al Giro d'Italia
Cari ragazzi, ascoltate bene e tenete a memoria. Questo è lo spirito con cui vivere lo straordinario fascino dello sport. Nella buona e nella cattiva sorte. Alti e bassi che fanno parte della vita di tutti i giorni e che vanno affrontati con spirito sereno. Perché ogni istante della nostra esistenza, bello o brutto che sia, è un dono meraviglioso. Impariamo da quel grande campione che è Esteban Chaves!!!
lunedì 30 maggio 2016
Final Eight Primavera - Il Torino si regala il derby, ma perdono i tifosi
Torino-Atalanta 1-0
TORINO (4-3-3): Zaccagno - Carissoni, Mantovani, Friedenlieb, Procopio - Zenuni (26' st Segre), Osei, Piccoli - Traoré, Tobaldo (33' st Debeljuh), Candellone (42' st Novello). All. Longo
ATALANTA (4-3-3): Mazzini - Zambataro, Kresic, Gatti, Asmah - Gasperoni (5' st Demba), Ranieri, Castellano - La Vigna, Tulissi (12' st Giussani), Lunetta (20' st Di Rocco). All. Bonacina.
Arbitro: Perotti di Legnano.
Reti: 26' pt Candellone.
Ammoniti: Candellone, Traoré, Mantovani.
Espulsi: al 49' st Kresic e Tulissi (dalla panchina) per proteste.
Un gol da cineteca (la prodezza con cui Candellone decide la sfida è da manuale del calcio) e un portiere (Zaccagno) che, vista la propensione alla linea verde di Mihajlovic, potrebbe presto diventare più di una semplice opzione nel roster granata della prossima Serie A. La differenza fra Torino e Atalanta, riassunta per sommi capi, è tutta qui. Il resto parla della conferma di due grandi scuole calcistiche, fra le poche (pochissime...) a brillare per impegno, investimenti e risultati raggiunti, vedi la terza finale-scudetto consecutiva a livello Primavera conquistata dai granata.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Nelle file del Toro, interessante la spinta sulla destra garantita dal laterale Carissoni. Atalanta non sempre sicura nelle retrovie (dove Zambataro ha sofferto Candellone) e tradita dalla giornata non brillantissima di Tulissi: meglio di lui ha fatto il subentrante Giussani. Ma dietro la lavagna finiscono soprattutto i tifosi, che al termine della partita hanno dato vita a una vergognosa gazzarra nelle strade adiacenti allo stadio Braglia di Modena. Si può? Sì, purtroppo si può... Alla faccia dei tanti richiami al fair play.
Nella foto, Candellone del Torino.
TORINO (4-3-3): Zaccagno - Carissoni, Mantovani, Friedenlieb, Procopio - Zenuni (26' st Segre), Osei, Piccoli - Traoré, Tobaldo (33' st Debeljuh), Candellone (42' st Novello). All. Longo
ATALANTA (4-3-3): Mazzini - Zambataro, Kresic, Gatti, Asmah - Gasperoni (5' st Demba), Ranieri, Castellano - La Vigna, Tulissi (12' st Giussani), Lunetta (20' st Di Rocco). All. Bonacina.
Arbitro: Perotti di Legnano.
Reti: 26' pt Candellone.
Ammoniti: Candellone, Traoré, Mantovani.
Espulsi: al 49' st Kresic e Tulissi (dalla panchina) per proteste.
Un gol da cineteca (la prodezza con cui Candellone decide la sfida è da manuale del calcio) e un portiere (Zaccagno) che, vista la propensione alla linea verde di Mihajlovic, potrebbe presto diventare più di una semplice opzione nel roster granata della prossima Serie A. La differenza fra Torino e Atalanta, riassunta per sommi capi, è tutta qui. Il resto parla della conferma di due grandi scuole calcistiche, fra le poche (pochissime...) a brillare per impegno, investimenti e risultati raggiunti, vedi la terza finale-scudetto consecutiva a livello Primavera conquistata dai granata.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Nelle file del Toro, interessante la spinta sulla destra garantita dal laterale Carissoni. Atalanta non sempre sicura nelle retrovie (dove Zambataro ha sofferto Candellone) e tradita dalla giornata non brillantissima di Tulissi: meglio di lui ha fatto il subentrante Giussani. Ma dietro la lavagna finiscono soprattutto i tifosi, che al termine della partita hanno dato vita a una vergognosa gazzarra nelle strade adiacenti allo stadio Braglia di Modena. Si può? Sì, purtroppo si può... Alla faccia dei tanti richiami al fair play.
Nella foto, Candellone del Torino.
Final Eight Primavera - All'utlimo assalto esulta la Juventus
Juventus-Empoli 4-2
JUVENTUS (4-3-3): Audero - Lirola, Romagna, Blanco Moreno, Zappa (40' st Coccolo) - Macek, Bove (10' st Touré), Cassata - Kastanos, Favilli, Pozzebon (45' st Kean). All. Grosso.
EMPOLI (4-3-3): Gacomel - Borghini, Meroni (22' st Zini), Bruni, Carradori - Bellini, Dioussé (39' st Fantacci), Traoré - Mosti, Piu (33' st Olivieri), Picchi. All. Mutarelli.
Arbitro: Zanonato di Vicenza.
Reti: 22' pt Favilli (J), 37' Bellini (E); 11' st Pozzebon (J), 16' Piu (E), 32' Favilli (J), 44' Cassata (J).
Ammoniti: Bruni, Mosti, Pozzebon, Cassata, Meroni.
Spettatori: 1.500.
Dopo la conquista della Viareggio Cup e la finale (persa contro l'Inter) di Coppa Italia, la Juventus si conferma protagonista della stagione entrando nelle semifinali-scudetto, dove i bianconeri (quasi da non crederci) mancavano da ben dieci anni, ovvero dal baby tricolore del 2006 conquistato a Rimini con una squadra monstre di cui facevano parte Marchisio, Giovinco, Criscito, De Ceglie, Maniero e Paolucci (hai detto niente...). Vittoria maturata però soltanto nell'ultimo quarto d'ora, quando le gambe del coriaceo Empoli (squadra di lotta esaltata da due carichi pesanti come Piu e Dioussé, aggregati in pianta stabile al gruppo di Serie A, e dal gioiellino classe 2000 Traoré) si sono inevitabilmente appesantite, dopo aver più volte messo a dura prova la tenuta della retroguardia bianconera, non sempre registrata a dovere e salvata in un paio di occasioni dalla bravura di Audero.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Inutile girarci attorno: la "fisicità" di Matteo Favilli ha spostato gli equilibri in area di rigore, dove il ragazzo sa essere implacabile finalizzatore pur senza sottrarsi al dialogo con i compagni, che (specie Kastanos e Pozzebon) sanno girargli attorno con intelligenza, sfruttandone le sponde e i movimenti mai fini a se stessi. Da rivedere la fase difensiva del terzetto di centrocampo, a disagio negli uno contro uno e talvolta sorpreso dalle accelerazioni empolesi. Sulla sponda toscana va sottolineata, a dispetto dell'età, la faccia tosta di Traoré e il dinamismo di Bellini, ma dietro la coperta è parsa un po' troppo corta per legittimare ulteriori ambizioni.
Nelle foto, dall'alto, Favilli (Juventus) e Traoré (Empoli).
JUVENTUS (4-3-3): Audero - Lirola, Romagna, Blanco Moreno, Zappa (40' st Coccolo) - Macek, Bove (10' st Touré), Cassata - Kastanos, Favilli, Pozzebon (45' st Kean). All. Grosso.
EMPOLI (4-3-3): Gacomel - Borghini, Meroni (22' st Zini), Bruni, Carradori - Bellini, Dioussé (39' st Fantacci), Traoré - Mosti, Piu (33' st Olivieri), Picchi. All. Mutarelli.
Arbitro: Zanonato di Vicenza.
Reti: 22' pt Favilli (J), 37' Bellini (E); 11' st Pozzebon (J), 16' Piu (E), 32' Favilli (J), 44' Cassata (J).
Ammoniti: Bruni, Mosti, Pozzebon, Cassata, Meroni.
Spettatori: 1.500.
Dopo la conquista della Viareggio Cup e la finale (persa contro l'Inter) di Coppa Italia, la Juventus si conferma protagonista della stagione entrando nelle semifinali-scudetto, dove i bianconeri (quasi da non crederci) mancavano da ben dieci anni, ovvero dal baby tricolore del 2006 conquistato a Rimini con una squadra monstre di cui facevano parte Marchisio, Giovinco, Criscito, De Ceglie, Maniero e Paolucci (hai detto niente...). Vittoria maturata però soltanto nell'ultimo quarto d'ora, quando le gambe del coriaceo Empoli (squadra di lotta esaltata da due carichi pesanti come Piu e Dioussé, aggregati in pianta stabile al gruppo di Serie A, e dal gioiellino classe 2000 Traoré) si sono inevitabilmente appesantite, dopo aver più volte messo a dura prova la tenuta della retroguardia bianconera, non sempre registrata a dovere e salvata in un paio di occasioni dalla bravura di Audero.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Inutile girarci attorno: la "fisicità" di Matteo Favilli ha spostato gli equilibri in area di rigore, dove il ragazzo sa essere implacabile finalizzatore pur senza sottrarsi al dialogo con i compagni, che (specie Kastanos e Pozzebon) sanno girargli attorno con intelligenza, sfruttandone le sponde e i movimenti mai fini a se stessi. Da rivedere la fase difensiva del terzetto di centrocampo, a disagio negli uno contro uno e talvolta sorpreso dalle accelerazioni empolesi. Sulla sponda toscana va sottolineata, a dispetto dell'età, la faccia tosta di Traoré e il dinamismo di Bellini, ma dietro la coperta è parsa un po' troppo corta per legittimare ulteriori ambizioni.
Nelle foto, dall'alto, Favilli (Juventus) e Traoré (Empoli).
sabato 28 maggio 2016
Final Einght Primavera - Roma di slancio in semifinale
Roma-Virtus Entella 2-0
ROMA (4-3-1-2): Crisanto - De Santis, Capradossi, Marchizza, Pellegrini (27' st Anocic) - Machin, Vasco, D'Urso - Di Livio (41' st Spinozzi) - Tumminello, Ponce. All. De Rossi
VIRTUS ENTELLA (4-3-1-2): Siaulys - Ferrante, Stefanelli, Pellizzari, Baraye (39' st Semprini) - Havlena (20' st Castagna), Di Paola, Sene Pape - Coppola - Moreo (9' st Puntoriere) Mota Carvalho. All. Castorina
Arbitro: Privitera di Bologna.
Reti: 28' pt Ponce; 38' st Machin.
Ammoniti: Pellegrini, Machin, Tumminello.
Spettatori: 2.000.
Organizzata, matura, cinica, determinata. La Roma approda con merito in semifinale al termine di una gara gestita con lucidità, di fronte a un'Entella che, specie nel primo tempo, si è confermata squadra solida e affatto disposta a recitare quella parte di Cenerentola che molti le avevano attribuito. Avvio in sordina, per i giallorossi, un po' troppo frenetici e ingabbiati dalla densità ligure di centrocampo. Poco prima della mezz'ora la svolta: fraseggio al limite dell'area, Entella che si lasciava attrarre dal pallone e D'Urso che trovava l'imbucata giusta per Ponce, bravo a battere in uscita Siaulys. Due ottimi interventi di Crisanto, su Mota Carvalho prima e Baraye poi (i migliori nelle file dell'Entella), blindavano il risultato e in dirittura d'arrivo Machin (stilettata di destro a pelo d'erba su ennesimo assist di D'Urso) metteva la firma sul raddoppio. Roma qualificata, Entella a testa alta.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Nella Roma, vanno sottolineate la solidità difensiva garantita da Capradossi e Marchizza, il senso tattico di Vasco, l'ispirazione di D'Urso, le fiammate della trottola Di Livio, la personalità di Machin. Resta un punto interrogativo l'argentino Ponce che, gol a parte (e non è comunque poco), si è visto solo a sprazzi, ancora al di sotto della fama che ne ha accompagnato lo sbarco in Italia. Entella riassunto nell'estro del portoghese Mota Carvalho, attaccante che abbina solidità fisica a movenze da funambolo (pericoloso quando punta l'uomo con un gioco di gambe da incantatore di serpenti), e dall'inesauribile vitalità di Baraye sulla fascia sinistra. All'intessante gruppo di Castorina (sette esordienti in B negli ultimi due anni) è solo mancata la continuità d'azione: la luce si è accesa a intermittenza e nella seconda parte di gara è pure finita la benzina. Resta però una stagione super che conforta l'attento lavoro della società nel vivaio.
Nelle foto, dall'alto, Machin e Mota Carvalho.
ROMA (4-3-1-2): Crisanto - De Santis, Capradossi, Marchizza, Pellegrini (27' st Anocic) - Machin, Vasco, D'Urso - Di Livio (41' st Spinozzi) - Tumminello, Ponce. All. De Rossi
VIRTUS ENTELLA (4-3-1-2): Siaulys - Ferrante, Stefanelli, Pellizzari, Baraye (39' st Semprini) - Havlena (20' st Castagna), Di Paola, Sene Pape - Coppola - Moreo (9' st Puntoriere) Mota Carvalho. All. Castorina
Arbitro: Privitera di Bologna.
Reti: 28' pt Ponce; 38' st Machin.
Ammoniti: Pellegrini, Machin, Tumminello.
Spettatori: 2.000.
Organizzata, matura, cinica, determinata. La Roma approda con merito in semifinale al termine di una gara gestita con lucidità, di fronte a un'Entella che, specie nel primo tempo, si è confermata squadra solida e affatto disposta a recitare quella parte di Cenerentola che molti le avevano attribuito. Avvio in sordina, per i giallorossi, un po' troppo frenetici e ingabbiati dalla densità ligure di centrocampo. Poco prima della mezz'ora la svolta: fraseggio al limite dell'area, Entella che si lasciava attrarre dal pallone e D'Urso che trovava l'imbucata giusta per Ponce, bravo a battere in uscita Siaulys. Due ottimi interventi di Crisanto, su Mota Carvalho prima e Baraye poi (i migliori nelle file dell'Entella), blindavano il risultato e in dirittura d'arrivo Machin (stilettata di destro a pelo d'erba su ennesimo assist di D'Urso) metteva la firma sul raddoppio. Roma qualificata, Entella a testa alta.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Nella Roma, vanno sottolineate la solidità difensiva garantita da Capradossi e Marchizza, il senso tattico di Vasco, l'ispirazione di D'Urso, le fiammate della trottola Di Livio, la personalità di Machin. Resta un punto interrogativo l'argentino Ponce che, gol a parte (e non è comunque poco), si è visto solo a sprazzi, ancora al di sotto della fama che ne ha accompagnato lo sbarco in Italia. Entella riassunto nell'estro del portoghese Mota Carvalho, attaccante che abbina solidità fisica a movenze da funambolo (pericoloso quando punta l'uomo con un gioco di gambe da incantatore di serpenti), e dall'inesauribile vitalità di Baraye sulla fascia sinistra. All'intessante gruppo di Castorina (sette esordienti in B negli ultimi due anni) è solo mancata la continuità d'azione: la luce si è accesa a intermittenza e nella seconda parte di gara è pure finita la benzina. Resta però una stagione super che conforta l'attento lavoro della società nel vivaio.
Nelle foto, dall'alto, Machin e Mota Carvalho.
Final Eight Primavera - Inter avanti ai rigori, rammarico per il Palermo
Inter-Palermo 3-3 dts, 8-6 dopo i rigori
INTER (4-4-2): Radu - Gyamfi, Gravillon, Della Giovanna (12' pts Pinamonti), Miangue - Delgado (14' st Bakayoko), De Micheli, Zonta, Baldini - Manaj, Correia (36' st Kouame). All. Vecchi
PALERMO (3-5-2): Marson - Pirrello, Punzi, Giuliano (34' st Tafa) - Grillo, Costantino, Toscano, Ferchichi, Pezzella (21' st Maddaloni) - La Gumina, Bonfiglio (24' st Lo Faso). All. Bosi.
Arbitro: Amabile di Vicenza.
Reti: 3' pt Ferchichi (P), 11' Manaj (I); 33' st Lo Faso (P), 35' Manaj (I); 5' pts Lo Faso (P), 15' Kouame (I).
Rigori: Manaj (I), gol, La Gumina (P) gol, Pinamonti (I) gol, Lo Faso (P) traversa, Zonta (I) gol, Ferchichi (P) gol, Bakayoko (I) gol, Maddaloni (P) gol, Gyamfi (I) gol.
Ammonti: Giuliano, Pezzella, Zonta, Punzi, Maddaloni, De Micheli, Lo Faso.
Espulso: 2' sta allenatore dell'Inter Vecchi.
Spettatori: 1.000.
Inter col fiatone, costretta per tre volte alla rimonta prima di acciuffare la semifinale ai rigori con una serie perfetta (cinque su cinque). Palermo mai domo, soltanto tradito dal dischetto dal giocatore (il talentuoso Lo Faso, attaccante della Nazionale Under 18) che però con una doppietta aveva avuto il merito di tenere in partita i rossonero. Una traversa di differenza, dopo che l'Inter ne aveva colpite ben due nei tempi regolamentari, con Manaj e De Micheli. Scarto minimo di una gara giocata a strappi e vissuta più sulle individualità che sulla manovra collettiva.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Di Lo Faso abbiamo detto. Sul fronte nerazzurro, l'albanese Manaj, arrivato dalla prima squadra a dar man forte alla squadra di Vecchi, ha sì spostato gli equilibri, ma anche messo a nudo tutti i limiti di una categoria come la Primavera: passo e personalità di un giovane già "fatto" come Manaj sono altra cosa rispetto al modesto traccheggiare di tanti compagni e avversari. Ecco perché occorre rivisitare quanto prima questo campionato per renderlo più competitivo e formativo rispetto agli standard professionistici internazionali. E a proposito di modestia, l'imbarazzante cavallone Miangue, messo spesso alle corde dal vivace Grillo, fa ancora una volta riflettere sull'opportunità di riempire i nostri vivai con scariolate di stranieri di dubbia consistenza tecnica e, soprattutto, tattica.
Nelle foto, dall'alto, Manaj e Lo Faso.
INTER (4-4-2): Radu - Gyamfi, Gravillon, Della Giovanna (12' pts Pinamonti), Miangue - Delgado (14' st Bakayoko), De Micheli, Zonta, Baldini - Manaj, Correia (36' st Kouame). All. Vecchi
PALERMO (3-5-2): Marson - Pirrello, Punzi, Giuliano (34' st Tafa) - Grillo, Costantino, Toscano, Ferchichi, Pezzella (21' st Maddaloni) - La Gumina, Bonfiglio (24' st Lo Faso). All. Bosi.
Arbitro: Amabile di Vicenza.
Reti: 3' pt Ferchichi (P), 11' Manaj (I); 33' st Lo Faso (P), 35' Manaj (I); 5' pts Lo Faso (P), 15' Kouame (I).
Rigori: Manaj (I), gol, La Gumina (P) gol, Pinamonti (I) gol, Lo Faso (P) traversa, Zonta (I) gol, Ferchichi (P) gol, Bakayoko (I) gol, Maddaloni (P) gol, Gyamfi (I) gol.
Ammonti: Giuliano, Pezzella, Zonta, Punzi, Maddaloni, De Micheli, Lo Faso.
Espulso: 2' sta allenatore dell'Inter Vecchi.
Spettatori: 1.000.
Inter col fiatone, costretta per tre volte alla rimonta prima di acciuffare la semifinale ai rigori con una serie perfetta (cinque su cinque). Palermo mai domo, soltanto tradito dal dischetto dal giocatore (il talentuoso Lo Faso, attaccante della Nazionale Under 18) che però con una doppietta aveva avuto il merito di tenere in partita i rossonero. Una traversa di differenza, dopo che l'Inter ne aveva colpite ben due nei tempi regolamentari, con Manaj e De Micheli. Scarto minimo di una gara giocata a strappi e vissuta più sulle individualità che sulla manovra collettiva.
IL MEGLIO & IL PEGGIO
Di Lo Faso abbiamo detto. Sul fronte nerazzurro, l'albanese Manaj, arrivato dalla prima squadra a dar man forte alla squadra di Vecchi, ha sì spostato gli equilibri, ma anche messo a nudo tutti i limiti di una categoria come la Primavera: passo e personalità di un giovane già "fatto" come Manaj sono altra cosa rispetto al modesto traccheggiare di tanti compagni e avversari. Ecco perché occorre rivisitare quanto prima questo campionato per renderlo più competitivo e formativo rispetto agli standard professionistici internazionali. E a proposito di modestia, l'imbarazzante cavallone Miangue, messo spesso alle corde dal vivace Grillo, fa ancora una volta riflettere sull'opportunità di riempire i nostri vivai con scariolate di stranieri di dubbia consistenza tecnica e, soprattutto, tattica.
Nelle foto, dall'alto, Manaj e Lo Faso.
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