Obiettivo calcio

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venerdì 28 giugno 2013

Ancora "terzo tempo" dopo le finali giovanili dilettanti

Ancora un inserto filmato che ci può regalare grani di saggezza. Le parole dei protagonisti che hanno disputato le finali giovanili dilettanti (Montebelluna, Margine Coperta, Aldini Milano e Lucento Torino) durante il "terzo tempo" organizzato dalla Settore Giovanile e Scolastico Figc.


mercoledì 26 giugno 2013

Finali Nazionali Allievi e Giovanissimi - Il "terzo tempo"

Del "terzo tempo" mutuato dal rugby si parla ormai da tempo nel mondo del calcio e del calcio giovanile in modo particolare. Qualche bell'esempio non manca, ma in generale il fair play fatica a farsi largo. Soprattutto fra gli adulti che fanno da contorno alle gare dei ragazzi. Da Chianciano arriva però questo bel video girato dopo le due finali Allievi che hanno visto affrontarsi da una parte Parma ed Empoli e dall'altra AlbinoLeffe e Fano. Il messaggio è chiaro: parlare serenamente di calcio (e di altro), finita la partita, si può. Un plauso ai protagonisti.


lunedì 17 giugno 2013

Un calcio diverso - La proposta "forte" del Mutina Club Modena


Egregio Grassi,
chi le scrive è un gruppo di genitori di Modena, che affrontando difficoltà e facendo sacrifici, anche economici, ha dato vita a "Mutina Football Club", una scuola calcio che intende basarsi su quegli ideali che dovrebbero caratterizzare e contraddistinguere questo meraviglioso sport, soprattutto a livello giovanile, ma che sembrano essere andati ormai perduti, piegati alle logiche dell'interesse economico e dell'arrivismo che hanno invaso tutti i livelli della società odierna.
Quando noi genitori, coscienti dell'importanza che ha praticare sport per la crescita - fisica e culturale-sociale di un bambino abbiamo deciso di iscrivere i nostri figli ad una scuola calcio, memori dei "nostri tempi", quando molti di noi giocavano a pallone nei cortili e nei campetti da calcio di quartiere, ci aspettavamo che sarebbe stata un'occasione di socialità, di svago, di serenità per i nostri bambini. Ma dello spirito di squadra, e degli altri sentimenti positivi che il calcio può rappresentare, nelle odierne "scuole calcio" c'è rimasto ben poco, ed in modo particolare in quelle affiliate ai grandi team alla ricerca di giovani promesse.
Ambienti ultra-competitivi dove ai bambini non viene insegnato a "fare gruppo", bensì sono stimolati a prevalere l'uno sull'altro, i compagni di squadra non sono considerati "amici", bensì rivali sulla quale prevalere per ottenere un posto in prima squadra. I ragazzi calcisticamente meno dotati vengono emarginati, considerati alla stregua di una zavorra, con le ripercussioni negative facilmente immaginabili che questo può avere sul bambino che subisce questo meccanismo. Valori come la solidarietà sono stati sostituiti dalla brama di successo; e se tutti i bambini sognano un giorno di poter vestire la maglia della propria squadra del cuore, alimentare l'agonismo dei piccoli con il miraggio di raggiungere soldi e fama, poter acquistare una Ferrari come Balotelli, è diseducativo oltre che frustrante, visto che certi risultati sono alla portata di pochissimi.
La maggioranza delle scuole calcio anziché mettere al centro i bambini, perseguono unicamente lo scopo di rimpinguare il "salvadanaio societario". Ci meravigliamo nel constatare che alcune Amministrazioni Comunali avallino patrocinino, iniziative legate ai grandi club di serie A che come ripetiamo hanno come esclusivo intento quello di fare delle piccole società, piccoli vivai a loro assoggettati e sparsi sull’intero territorio nazionale.  Questo è solo uno dei tanti problemi che hanno spinto noi genitori a riunirci e costituire Mutina F.C. che come obbiettivo fondamentale persegue la trasparenza anche nei bilanci societari. Non una società volta a perseguire profitti ma una società sportiva delle “famiglie per le famiglie”, attenta soprattutto alle problematiche finanziarie che di questi tempi assillano sempre più di frequente i nuclei familiari. Sempre più disoccupazione, poco lavoro e troppo “tempo libero” da dover gestire, competenze acquisite gettate al vento, che invece abbiamo cercato di convogliare in quest’associazione almeno per offrire ai nostri ragazzi e bambini un posto decisamente diverso in cui fare sport, socializzare e fare amicizie, cercando di abbattere in maniera decisa anche i costi d’iscrizione in considerazione anche delle nuove soglie al ribasso per gli sgravi fiscali.
E' scandalosa e inaccettabile inoltre, la speculazione in essere sulle strutture sportive: i comuni le assegnano, per cifre risibili, alle società sportive, alcune delle quali le lasciano persino inutilizzate o cercano di ricavarne introiti.
Dopo aver disbrigato tutte le pratiche burocratiche necessarie per avviare a norma di legge l'associazione, ci siamo mossi per trovare la disponibilità di una struttura sportiva che ci consenta di avviare, da Settembre, le attività consuete di una scuola calcio.
Sebbene in ritardo di alcuni giorni, abbiamo fatto richiesta al comune di Modena per l’assegnazione di un impianto sportivo. Se ce ne sarà assegnato uno, anche se fatiscente, oltre a consentirci di realizzare il nostro progetto, lo riqualificheremo, restituendolo alla città, sottraendo oltretutto un onere e un costo all'amministrazione comunale.
Inizialmente ci eravamo rivolti a strutture già esistenti, ovvero a società che hanno già in gestione impianti comunali, ma o ci è stato negato qualunque sorta di utilizzo, (abbiamo scoperto dopo che per Regolamento Comunale l’uso viene consentito esclusivamente all’affidatario pena la revoca della concessione) o addirittura, forse per scoraggiare l’iniziativa, una società in particolare, non abbiamo ben capito se essi fossero campi da calcio in gestione comunale o di proprietà della Curia di Modena, ci ha sì offerto l’utilizzo di un campo sportivo, per altro da loro inutilizzato, ma al costo di € 50,00 ad ora più spese di acqua e luce e con molti vincoli… Capirete che per una Società che si allenerebbe a turno per ogni categoria quasi tutti i giorni della settimana con il sabato o la domenica a disputare gare di campionato UISP, è qualcosa di improponibile!
Confidiamo nella bontà dell’amministrazione comunale che di certo avrà più buon senso di coloro che vedono il calcio esclusivamente come fonte di reddito.
Ci teniamo a sottolineare come il nostro gruppo sia composto da bambini e genitori provenienti (e delusi) da diverse scuole calcio della zona, e oltre. Pertanto riteniamo di avere gli elementi che ci consentono di esprimere un giudizio qualificato e reale.
La nostra iniziativa, che ha riscosso sin dagli albori grande sostegno e successo, grazie all'impegno di numerose famiglie, intende offrire ai bambini un ambiente diverso da quello descritto sopra: vogliamo "tornare alle origini", crediamo che il gioco del calcio debba essere occasione per praticare sport e imparare valori sani, la nostra squadra darà spazio anche ai bambini con lievi disabilità comportamentali o psicologiche, che devono essere aiutati dalla squadra, e non emarginati. I valori che intendiamo trasmettere ai nostri bambini, certo non sono quelli della brama di successo e di denaro, della sopraffazione per prevalere, del misurare il valore di una persona in base alle doti calcistiche.
Lanciamo un appello alle società sportive, ed in particolare ai grandi club, affinché le cose cambino, le scuole calcio dedicate ai bambini devono tornare a perseguire i valori che sono andati perduti, e non esclusivamente finalità economiche. In questa ottica, ci poniamo a disposizione di quei genitori di altre città che intendono associarsi per dare vita ad altre società sportive come la nostra "a misura di bambino".
Chiudiamo ringraziando tutti coloro che in queste ore hanno voluto via email e telefonicamente sostenere almeno moralmente la nostra iniziativa e un piccolo appello a chiunque possa avere interesse a farci da Sponsor, darci una piccola mano.

Tel.: 392.3233914
Sito di Mutina F.C.: www.mutinacalcio.it

martedì 21 maggio 2013

Un Salvadanaio pieno di Noi - Al Braglia di Modena la festa finale del progetto Figc pro terremotati

A neppure 24 ore di distanza dalla grande festa per la storica promozione in Serie A del Sassuolo, lo stadio Braglia di Modena è stato teatro di un'altrettanto importante momento di gioiosa condivisione. Domenica 19, nel pomeriggio, è andato in scena l'atto conclusivo del progetto "Un Salvadanaio pieno di Noi", ideato e realizzato dal Settore Giovanile e Scolastico Figc dell'Emilia Romagna coordinato da Gianluca Cavazzuti.
Da settembre a maggio le società di settore giovanile della regione sono state chiamate a una raccolta di fondi da destinare alle loro "sorelle" più sfortunate, ovvero quella ventina di club che purtroppo hanno subito le conseguenze del disastroso terremoto di un anno fa. Il Settore Giovanile aveva distribuito a ogni società un salvadanaio che in tanti hanno poi provveduto a riempire coinvolgendo i tesserati e le loro famiglie con svariate iniziative. C'è chi ha allestito tornei devolvendo le quote di iscrizione, chi ha organizzato cene e chi (come il Villa Verucchio, in provincia di Rimini) ha indetto nelle scuole del proprio paese un concorso di disegno sul tema della solidarietà (vinto dalla piccola Sofia Iotti, quarta elementare, premiata da Cavazzuti all'inizio del pomeriggio di festa).
E domenica, in una cerimonia tanto semplice quanto toccante, tutti i salvadanai raccolti dalle varie delegazioni provinciali della Federcalcio (più di 200) sono stati consegnati direttamente nelle mani delle società sportive colpite dal terremoto, evitando quindi equivoci o malintesi sulla destinazione dei fondi e garantendo a 1.700 giovani calciatori una base di partenza importante per l'attività del prossimo anno.
Splendida la coreografia che, grazie alla regia di Marco Susanna (responsabile regionale Figc per l'Attività di Base), ha esaltato la multicolore presenza di bambini sul prato del Braglia. Una cornice allegra e festosa che ci ha riproposto il calcio nella sua veste più genuina e formativa, quella che vede il pallone come strumento volto a favorire i momenti di incontro, di socializzazione, di conoscenza, di amicizia, e non come semplice attrezzo per una competizione agonistica dai toni talvolta esasperati e diseducativi.
Un ringraziamento particolare al Comune di Modena, che attraverso l'Assessorato allo Sport (presente Paola Francia) ha dato il patrocinio alla manifestazione; al Modena Calcio (rappresentato dal patron Roberto Casari, dal dirigente Antonio Caliendo e da Massimo Taibi, responsabile del vivaio gialloblù) per la concessione delle strutture del Braglia; a tutto l'infaticabile staff del Settore Giovanile e Scolastico dell'Emilia Romagna e ai dirigenti regionali della LND che hanno lavorato al meglio e con la consueta generosità per la buona riuscita dell'evento.                


giovedì 9 maggio 2013

Un Team Manager per il Settore Giovanile

Un Team Manager per il settore giovanile. Qualcosa di più di un'idea o di un progetto. Direi una necessità. Pure in tempi di vacche magre come questi, con società obbligate a risparmiare sui quadri tecnici e dirigenziali. Ma questa figura (a cui Figc e Coni hanno cominciato a riservare appositi corsi) può diventare determinante per un'ottimale programmazione dell'attività giovanile e arrivare a garantire una competenza e una professionalità non sempre riscontrabili in tante "mezze figure" spesso presenti nei club. Magari piene di buona volontà, ma non adeguatamente preparate a sostenere il peso del delicato impegno formativo con i giovani. Felice di condividerne il contenuto con persone interessate ad approfondire l'argomento. Le mie mail: g.grassi@guerinsportivo.it oppure grassi.maiardi@alice.it

        
Il Team Manager 
di Settore Giovanile



ALLENATORI - DIRIGENTI - GENITORI


insieme 
per FARE SQUADRA
al servizio del giovane calciatore



PROGETTO di Gianluca Grassi





Perché queste realtà possano cooperare positivamente all'interno della società, occorre che ne abbraccino in modo incondizionato la mission, ovvero gli obiettivi sportivi e sociali che la stessa si è data: nel caso di un settore giovanile, la crescita e lo sviluppo delle capacità psicomotorie del ragazzo, la sua formazione tecnico-tattica, la tutela della sua salute, un percorso educativo attraverso il rispetto di regole (sia all'interno del gruppo di appartenenza che nei confronti dell'esterno), la valorizzazione del parco-giocatori (indipendentemente dalle specifiche attitudini del singolo), il raggiungimento di un elevato standard di prestazione che può sfociare, nella migliore delle ipotesi, nell'inserimento in prima squadra o comunque in un  altro contesto agonistico di eccellente livello.

Ma è necessario soprattutto che questi attori (stakeholders) godano del massimo rispetto reciproco e della piena autonomia di ruolo.


Quindi va ribadito...   

      
IL RUOLO "ESCLUSIVO" DELL'ALLENATORE IN CAMPO

- nella programmazione, nella preparazione e nello svolgimento degli allenamenti

- nella scelta della formazione

- nella gestione tattica della partita 

- nell'introduzione di regole di condotta all'interno dello spogliatoio (e dei modi con cui farle rispettare) 

- nella comunicazione con i giocatori




Concetto su cui si è espresso di recente con fermezza Renzo Ulivieri, Presidente dell'Associazione Allenatori nonché Direttore della Scuola Allenatori del Centro Tecnico di Coverciano, nel corso di un'intervista rilasciata al mensile Il Nuovo Calcio:

"Scorgo segnali inquietanti nella professione dell'allenatore. Come quando vedo giocatori che invitano i tecnici a effettuare determinati cambi o genitori che chiedono conto della formazione schierata di cui non fa parte il figlio. Per non parlare di chi pensa addirittura di poter dettare l'undici al mister. O del dirigente che prova a forzare certe scelte tecniche per questioni di immagine, di sponsor, di competitività sul mercato".  

"Ribadisco la necessità di riappropiarci del mestiere. L'allenatore è il direttore e non il padrone dell'azienda che è la società. E' il gestore tecnico e deve svolgere questo compito anche andando contro certe logiche commerciali. E' preposto a scegliere e, quindi, a rispondere delle sue scelte: undici giocano e altrettanti, o più, stanno fuori. L'importante è che i giocatori pensino che l'allenatore è una persona perbene, che prende onestamente le sue decisioni, magari sbagliandole, ma non per ragioni che non siano squisitamente di ordine tecnico".

"Le decisioni vanno motivate di fronte alla squadra in modo chiaro. Non si deve avere mai timore di spiegare i propri comportamenti".     




Nel contempo non va dimenticato né sottovalutato...   
     
IL RUOLO "IMPRESCINDIBILE" 
DELLA FAMIGLIA FUORI DAL CAMPO

- È nell'humus familiare che si forma il carattere e la coscienza del ragazzo (imprinting educativo)

- È la famiglia che porta il ragazzo al campo

- È la famiglia che ne sostiene le spese (quota) per l'attività 

- E' la famiglia che spesso dà una mano alla società a livello organizzativo (spostamenti per le gare, dirigente-accompagnatore, guardalinee, manovalanza tornei e sagre, ecc.)

- È la famiglia che può sollecitare il ragazzo al rispetto dell'impegno sportivo preso

- È la famiglia che può indirizzare verso una corretta alimentazione e un'efficace prevenzione medica

- È in famiglia che può svilupparsi un sano spirito sportivo

La famiglia resta la principale agenzia educativa con la quale l'allenatore e la società sportiva hanno il dovere di confrontarsi e di interagire nell'interesse esclusivo del giovane. 

La famiglia è il primo strumento di marketing sul territorio: una "buona parola" detta sul conto della società o del tecnico vale più di mille volantini pubblicitari


Molto spesso, purtroppo, questi due attori faticano a riconoscersi e a rispettarsi. E tendono a invadere la reciproca sfera di competenza. 
Ecco allora scoppiare...

IL CONFLITTO 
ALLENATORI - GENITORI

Come nasce...

ERRORI DEL TECNICO
- Scarsa predisposizione al dialogo
- Individualismo all'interno della società
- Incapacità di riflettere la mission della società
- Scarsa attenzione alla persona (e ai segnali che possono anticipare problemi caratteriali, disagi relazionali, malesseri fisici)
- Critica aperta all'indirizzo della famiglia 
- Cattivo esempio (ritardi, atteggiamenti maleducati e/o distaccati)
- Allenamenti preparati con sufficienza ( competenza e aggiornamento)
- Mancanza di polso nello spogliatoio (assenza di regole)
- Gestione tecnica della squadra poco trasparente
- Archiviazione lacunosa dell'attività

ERRORI DEL GENITORE
- Scelta sportiva non condivisa con il figlio 
- Disinformazione sulle caratteristiche dell'attività (programmazione e
  regolamenti) e sull'organizzazione societaria (regole interne) 
- Difesa a prescindere del comportamento del proprio ragazzo
- Invidie e gelosie nei confronti degli altri giocatori della squadra
- Incapacità di "fare squadra" con le altre famiglie 
- Critica aperta alle scelte dell'allenatore
- Pressioni e consigli tra le mura domestiche su questioni tecnico-tattiche
- Commenti e giudizi (espressi molto spesso nei modi e nei tempi sbagliati)
  sulle prestazioni del figlio e del resto della squadra
- Tifo violento e scorretto in tribuna
- Rapporti rancorosi, sospettosi e diffidenti con la dirigenza






IL TEAM MANAGER 
NEL DELICATO RUOLO DI MEDIATORE 

L'importante (se non decisiva) mediazione della società nel conflitto fra genitori e allenatori, può trovare un valido interprete nel TEAM MANAGER, figura "emergente" nel calcio professionistico, ma ancora poco conosciuta a livello giovanile (fra i primi a introdurla, l'Empoli) e ancor meno presente (tanto per motivi di budget quanto per scarsa attitudine e preparazione al ruolo) nei dilettanti.  

Come possiamo (ri)definire 
il compito del Team Manager in un settore giovanile?

Il Team Manager è colui che, facendo da trait d'union fra i quadri dirigenziali, i giocatori e (nel caso del settore giovanile) le famiglie, si fa interprete delle esigenze di efficienza imposte dalla società, attraverso l'ottimizzazione delle risorse e la corrispondente domanda di soddisfazione di atleti e genitori. Preludio di una conseguente efficacia nei risultati sportivi.
Il Team Manager deve essere in grado di trasmettere a tutti gli attori (proprietà, staff tecnico, giocatori e loro famiglie) la sensazione di abbracciare in modo pieno la mission societaria e di poter svilupparne l'identità e il senso di appartenenza con comportamenti di impegno, correttezza e fedeltà.


Esempio di mission

 Vincere il campionato
 Centrare un determinato piazzamento o la salvezza
 Valorizzare il parco giocatori del proprio vivaio
 Creare i presupposti per iniziare o consolidare un ciclo
 Consolidare l'immagine esterna della società  
 Aumentare il numero di tesserati
 Attirare maggiore investimenti pubblicitari
 Conquistare nuovi mercati e tifosi



La cassetta degli attrezzi del Team Manager

ABILITA' PROFESSIONALI (professional skills)

- Presenza
- Razionalità
- Capacità di pianificazione e verifica   
- Autorevolezza nella comunicazione   
- Rispetto dei ruoli (società, staff tecnico e medico, calciatori, genitori, procuratori, magazzinieri, staff logistica, giornalisti, sponsor, tifosi)
- Marketing
- Aspetti economici, giuridici e regolamentari
- Gestione impianti e logistica


ABILITA' PERSONALI (personal skills)

- Disponibilità/spirito di sacrificio

- Gestione dei rapporti e dei conflitti (obiettivo: la creazione del gruppo)
Talvolta l'esasperazione del perseguimento degli obiettivi sportivi programmati, produce un clima di ansia e di tensione cui spesso non corrisponde un adeguato bilanciamento del supporto psicologico-comportamentale. Assistiamo così a diatribe che portano ad allontanamenti, sospensioni, esoneri, rimpasti, piccole-grandi rivoluzioni societarie. In questo caos organizzato il Team Manager deve sapersi relazionare con tutti, sfoggiando la capacità di ascoltare, di immedesimarsi nell'interlocutore e di creare canali di scambio efficaci, per giungere infine all'identificazione dei punti di incontro tra i protagonisti dei conflitti.  

- Leadership e motivazione

- Staff meeting
Il Team Manager predispone, convoca e coordina periodicamente briefing (riunioni) per mettere in comunicazione e in interscambio i vari attori della società.




  

 Il rapporto del Team Manager
con l'area tecnica

FLUSSO DELLE INFORMAZIONI

Team Manager  → stakeholder  → Team Manager  → Staff tecnico e medico  → Team Manager

Il Team Manager si inserisce a metà strada fra area tecnica e area organizzativa societaria. Nell'area tecnica si trova a stretto contatto con gli allenatori e i relativi staff, nonché con tutti i giocatori che si muovono secondo le direttive del mister.

Pertanto la prima esigenza è quella di definire le esigenze del responsabile tecnico e renderle compatibili con le regole fissate dalla società, fermo restando la propria autonomia negli ambiti riservati.
Le parole chiave in questa fase saranno:

 Fiducia - Responsabilità - Meticolosità

In generale, il Team Manager dovrà occuparsi di tutti quegli aspetti di contorno, ma non per questo meno importanti, che permettano ai protagonisti della società di percepire la sensazione che tutto sia sotto controllo o che comunque si possa prontamente intervenire per ripristinare l'ordine.

STRUMENTI DELL'AREA TECNICA

 Programmazione precampionato (giorni, campi, orari, ritiro, amichevoli)
 Calendari partite
 Comunicato Figc della settimana
 Situazione diffide e squalifiche (eventuali ricorsi)
 Statistiche generali
 Gestione Dvd
 Elenco ed esposizione convocazioni partite
 Convocazioni rappresentative 
 Coordinamento attività a supporto di partire, allenamenti e amichevoli   (accompagnatori, mezzi di trasporto, permessi scolastici, materiale) 
 Pianificazione visite mediche


Il rapporto del Team Manager
con la famiglia

Una volta introdotta e valorizzata la figura del Team Manager, ecco che lo stesso diventerà il referente ma anche il bersaglio preferito di mamme e papà. Un "fuoco" tradizionalmente poco amico, di fronte al quale non dovrà mai dimenticare il nostro assunto di partenza: cioé che tutti, allenatori, dirigenti e genitori, devono mettersi al servizio del giovane e non dei propri interessi/obiettivi.

REQUISITI DELL'APPROCCIO/CONFRONTO

 Ascolto e approfondimento
 Autorevolezza e distacco
 Documentazione
 Analisi e interpretazione
 Successiva verifica sul campo
 Dialogo privato con le persone coinvolte nel conflitto  
 Proposte di soluzioni
 Feedback del rimedio adottato
 Confronto "mediato" fra le parti in causa  

Definizione di Team Manager 
derivata dalla mia esperienza

Il Team Manager è un punto di riferimento costante "fuori" dal campo (ma sempre presente "al" campo), un cuscinetto posto tra ragazzi-genitori e allenatori-società. Suo compito è tentare di risolvere piccole-grandi questioni che possono pregiudicare una corretta attività sportiva: problemi caratteriali, educativi, scolastici, medici, di trasporto e di logistica, frizioni all'interno dello spogliatoio fra i ragazzi, incomprensioni con gli allenatori, spiegazione alle famiglie del lavoro e delle scelte tecniche, dialogo e confronto costante con i tecnici su questioni calcistiche ed extracalcistiche.

martedì 30 aprile 2013

Camp AIC 2013 in Emilia Romagna



Una vacanza all'insegna del calcio e del divertimento. Un percorso attivo rivolto ai valori etici dello sport con al centro la disciplina individuale e di squadra, il rispetto delle regole e dell'avversario.
Sono queste le finalità educative dei Camp 2013 promossi e organizzati dall'Associazione Italiana Calciatori, per ferma volontà del presidente Damiano Tommasi.
I Camp sono dedicati ai ragazzi e alle ragazze tra i 7 e i 13 anni, e propongono l'attività calcistica in un contesto di vacanza e animazione, all'insegna del Fair Play sportivo e dei valori etici che per l'AIC hanno uguale valenza rispetto alla didattica calcistica.
Inoltre, in ogni location verrà istituito un Premio "Fair Play AIC". Al partecipante che si è maggiormente distinto verranno regalati due biglietti di una partita di serie A o della Nazionale.

PROGRAMMA
Il programma tecnico è uguale per tutte le sedi dei Camp ed è stato stilato da un tecnico specializzato nel settore delle squadre professionistiche giovanili. I ragazzi svolgeranno due allenamenti giornalieri; al mattino sessione tecnica improntata al miglioramento dei fondamentali individuali, mentre al pomeriggio sarà curata lo sviluppo dei fondamentali in un contesto di esercitazioni di gruppo e partitelle. Il programma varia a seconda dell'età e, proprio per questo, sono state stilate due modalità di allenamento differenti.
Età 7-9 anni. Le attività proposte sono prevalentemente in forma ludica perché il bambino dai 7 ai 9 anni ha una vera e propria necessità di giocare. Il gioco permette di creare un ambiente positivo, nel quale il bambino può, con grande motivazione, esprimere le proprie potenzialità creative. Attraverso il gioco l'istruttore raggiunge gli obiettivi prefissati in termini di sviluppo della personalità del bambino.
Età 10-13 anni. Qui l'obiettivo principale è il raggiungimento di una prestazione motoria ottimale che si ritioene determinata dallo sviluppo delle capacità motorie e della personalità. Si stimola il giovane a sperimentare e vivere in prima persona tutte le attività, esprimendosi liberamente nella propria autonomia, libertà, individualità. Si svolgono esercitazioni specifiche per i fondamentali tecnici, esercizi di coordinazione generale, situazioni di gioco.
Ci sarà anche un campo specifico dedicato ai portieri in quel di Riccione, in concomitanza con un Camp generico, per cui mentre la mattina si svolgono esercitazioni tecniche, il pomeriggio i due gruppi si uniscono e partecipano a partitelle ed esercitazioni di gruppo

I TECNICI
Lo staff è formato da tecnici specializzati selezionati direttamente da AIC, cura la formazione tecnico calcistica e le condizioni fisiche dei partecipanti, disciplina condotta morale e sportiva dei partecipanti e promuove, tra gli stessi, la conoscenza delle norme calcistiche regolamentari e tecniche.

LE SEDI
Nella nostra regione le sedi scelte sono: Riccione nel periodo compreso tra il 30 Giugno e il 6 Luglio (aperto anche alle ragazze e con allenamenti specifici per portieri) e Mirandola nel periodo compreso fra il 15 e il 19 Luglio.
Per qualsiasi informazione si può contattare direttamente l'Associazione Italiana Calciatori ai numeri 0444/233290 o 340/7081660, oppure scrivere all'indirizzo di posta elettronica aic.camp@assocalciatori.it.

QUOTE 
Il costo di una settimana al Camp residenziale (come quello di Lignano che sarà l'unico in regione) è di 550 euro, con caparra di 200 da versare all'atto dell'iscrizione e saldo entro 15 giorni dall'inizio del camp, da effettuarsi su conto corrente ordinario cod.Iban IT22L0503560800022570541593 intestato a AIC CAMP – ASSOCIAZIONE ITALIANA CALCIATORI di "Veneto Banca".

ISCRIZIONE
Compilare sul sito il form di iscrizione e cliccare "invia iscrizione", oppure stamparlo, compilarlo e spedirlo a AIC Associazione Italiana Calciatori – Contrà delle Grazie, 10 – 36100 Vicenza – fax 0444/233230, allegando una fotocopia del Bonifico Bancario della Caparra confirmatoria effettuata a nome del partecipante.

mercoledì 17 novembre 2010

Oltre le Regole - L'arbitro diventa tutor




Dopo tante parole, quella più importante. Affidata alla prova del campo. E' decollato "Oltre le Regole", il progetto ideato da Umberto Molinari (ex presidente del Settore Giovanile e Scolastico Figc dell'Emilia Romagna) e promosso dalla Lega Calcio Uisp di Bologna nella categoria Pulcini con l'obiettivo di coinvolgere bambini e famiglie in un percorso di educazione e formazione ai valori più genuini della pratica sportiva grazie anche al ruolo di tutor affidato agli arbitri. E se l'obiettivo era di riportare il calcio giovanile ad essere momento festoso e giocoso, e non un'arena impunita dove gli adulti spesso sfogano dalle tribune tensioni, malumori e sogni repressi, i primi riscontri sono più che confortanti.
Il "Vasco de Gama", campo di casa della Polisportiva Lame, è stato uno dei primi impianti ad ospitare le partite dei Monelli (nati nel 2002-2003) e dei Cinni (2004-2005), così come sono stati simpaticamente ribattezzati i due tornei che raggruppano i tesserati più giovani della cosiddetta attività. Arbitro degli incontri che hanno visto protagoniste le squadre di Lame, Real Casalecchio e Idea Calcio, un Fulvio De Furia (fischietto Uisp di esperienza ultra ventennale sia sul campo che come osservatore e designatore) che si è detto felice di poter contribuire alla buona riuscita del progetto: <Il calcio, rispetto ad altre discipline, manca di cultura sportiva. E gli esempi che arrivano dal mondo professionistico non aiutano di certo. L'avversario è un nemico, mentre contestare l'arbitro diventa l'alibi di comodo per giustificare errori tecnici e comportamenti violenti. Giusto quindi che la Uisp parta dai più giovani e dalle loro famiglie per ricreare un clima più disteso, per far sì che attraverso la pratica sportiva si riscopra soprattutto il piacere dello stare insieme e del veder nascere nuove amicizie. Nei brevi colloqui che come arbitri avremo con i genitori prima di ogni incontro parleremo di questo aspetto. E inviteremo a tifare in modo corretto, a non rimproverare i figli per questo o quell'errore, a vedere in noi una figura "amica". Quella cioé di un vero e proprio educatore. Che non fischierà, ad esempio, il cambio fallo in caso di rimessa laterale effettuata in modo scorretto. Ma che la farà ripetere con calma affinché i bambini imparino bene il gesto. Siamo qui per insegnare, non per punire>.
Genitori e arbitro che dialogano con il sorriso sulle labbra. Il brefing pregara sta riscuotendo consensi. <Il presidente ci aveva anticipato questa novità e siamo felici di condividerla con altre famiglie> spiega la mamma di un atleta del Lame. <Anche perché crediamo davvero in quella frase scritta sulla maglie dei nostri figli ("Un bambino che gioca vince sempre" è lo slogan della società biancorossa). Vogliamo che diventi il comune denominatore della loro attività sportiva. Ben vengano allora progetti che fanno vivere il calcio in maniera meno violenta ed esasperata>. Le fa eco un papà: <Mio figlio, che fino ad ora aveva giocato solo ai giardini, vuole provare in una squadretta. Felice di accontentarlo, se questo significherà trovare nuovi amici e sviluppare senso dell'impegno, spirito di gruppo, voglia di fare attività fisica. Tutti aspetti positivi che mi fa piacere ritrovare nel progetto proposto dalla Uisp. Ma le belle parole e le buone intenzioni andranno messe alla prova delle partite, per capire se l'aria sta davvero cambiando. Diversamente, di fronte al ripetersi di episodi violenti e diseducativi, mio figlio cambierà sport>.
Qualche lacrimuccia prima di entrare in campo, volti emozionati, comprensibili amnesie al momento dell'appello dell'arbitro (un "cinno" del Lame deve pensarci sopra: <Mi chiamo... mi chiamo... ah, sì... Francesco!>), l'ingresso in campo e una risata generale quando, a partita in corso, un bimbo seduto in panchina si lancia istintivamente all'inseguimento del pallone che gli era sfilato davanti, trattenuto a stento dal mister: <Ma no, Marco, che fai? Tu entri dopo, adesso devono giocare gli altri>. Dalle tribune solo un accenno di contestazione (<Arbitro, la palla era entrata>), subito zittito dall'aria furbetta del portierino : <L'ho presa sulla linea, non è gol>. Fulvio De Furia non si è scomposto. E tra un fischio e l'altro ha dispensato sorrisi e consigli: <Attenti, quando si rimette dal fondo la palla deve uscire dall'area... No, non così. Guarda, per fare la rimessa laterale devi metterti in questo modo... Più indietro, più indietro: la punizione va battuta là...>.
Massimo Verdi, allenatore dei "monelli" del Casalecchio, è soddisfatto: <Trovo positiva la presenza dell'arbitro anche nelle categorie dei più piccoli. A questa età la Federcalcio preferisce far arbitrare dirigenti o genitori, ma l'impatto con un direttore di gara ufficiale è diverso. Garantisce maggiore imparzialità e abitua da subito i bambini al rispetto delle regole e delle decisioni, favorevoli o contrarie che siano. E' inutile addolcire il clima della partita vera. L'arbitro va accettato e quindi è bene che si impari il prima possibile a rispettarlo. Le famiglie? Sogno di coinvolgerle sempre di più nella vita della società. Ma devono entrare nello spirito giusto dello sport e il dialogo prepartita con l'arbitro può aiutarle a capire ancora meglio gli obiettivi che tutti insieme dobbiamo sforzarci di raggiungere per il bene dei figli>.
Fischio finale. Game over. Il risultato? Boh, 2-0 o forse 3-1. Chissenefrega. L'importante è correre a salutare amici e parenti al di là della rete. Tenendosi per mano, tutti insieme. Con tanto di tuffo finale. Proprio come fanno i campioni. E imitarli, almeno in questo caso, non è male.